In Italia si costruiscono solamente 2.000 alloggi popolari all’anno. Nel corso del tempo si è perciò accumulata una richiesta impressionante di nuove abitazioni a costi abbordabili. Per porre rimedio a questa situazione, il governo ha messo in campo una strategia complessiva ondata su tre linee d’azione: il “Piano Casa”, per la costruzione di 100.000 nuovi alloggi popolari in cinque anni; la “lex Silvia”, per facilitare l’ampliamento di abitazioni già esistenti; la vendita delle case popolari agli inquilini che già le abitano. Oltre ai vantaggi per la qualità della vita delle famiglie, queste iniziative hanno anche una importante funzione anticrisi, perché fanno ripartire un settore decisivo come l’edilizia, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. Ciò significa dare un deciso contributo alla ripresa del Paese, perché se riparte l’edilizia riparte tutta l’economia, anche grazie all’indotto connesso alla edificazione di nuove case o alla ristrutturazione di quelle esistenti. Le organizzazioni del settore edilizio stimano in almeno 60 miliardi la cifra che queste misure attiveranno sul mercato. A queste misure vanno aggiunti i positivi influssi derivanti dalla conferma delle detrazioni fiscali del 36% per le ristrutturazioni, della detrazione del 55% per gli interventi di ristrutturazione per una migliore efficienza energetica e dell’Iva al 10% per le ristrutturazioni.
PIANO CASA: 100 MILA NUOVE CASE POPOLARI IN CINQUE ANNI
Come da impegno assunto in campagna elettorale, il governo Berlusconi ha varato nel giugno 2008 un piano per la costruzione di nuove case, con uno stanziamento di 550 milioni di euro. Era dal 1992 che lo Stato non attuava un piano organico per l’edilizia popolare. Dopo otto mesi di trattativa, il 12 marzo la Conferenza Governo-Regioni-Comuni - la programmazione edilizia è materia “concorrente” tra Stato ed entilocali - ha dato il definitivo via libera al piano nazionale di edilizia abitativa. L’8 maggio sono stati attivati i primi 350 milioni. Di questi: 200 milioni di euro sono ripartiti tra le Regioni per costruire alloggi popolari; gli altri 150 milioni danno il via al fondo immobiliare voluto dal governo per finanziare la costruzione di nuove case a prezzi sociali. Questo fondo a regime raccoglierà investimenti per tre miliardi di euro, con il contributo delle fondazioni bancarie, della Cassa Depositi e Prestiti e con la collaborazione di Regioni ed Enti locali. Destinatari del piano sono i nuclei familiari a basso reddito, anche monoparentali; le giovani coppie a basso reddito; anziani in condizioni sociali o economichesvantaggiate; gli studenti fuori sede; gli immigrati regolari a basso reddito a patto che risiedano da 10 anni in Italia e da 5 nella regione
“LEX SILVIA”. RIPARTE L’EDILIZIA, RIPARTE L’ITALIA.
L’idea lanciata dal Presidente del Consiglio consiste nel favorire l’ampliamento di abitazioni esistenti eliminando le rigidità della burocrazia e accelerando le procedure amministrative per i permessi. Il permesso di costruire sarà sostituito con una perizia firmata dal progettista, riducendo drasticamente i tempi burocratici e imprimendo al settore delle costruzioni una forte accelerazione, con evidenti positive ricadute sull’economia. Sarà possibile aumentare del 20% la volumetria degli edifici esistenti e abbattere e ricostruire, con dimensioni più ampie del 35% se si usano materiali ecologici, case con più di vent’anni di vita. Con questa legge gli italiani potranno rendere più confortevole e più bella la loro casa, investendo sul bene più prezioso. Inoltre potranno anche essere abbattute e ricostruite con criteri ecologici e di efficienza energetica tante costruzioni che non solo sono brutte ma anche non rispettano le normative più recenti. Il provvedimento riguarda solo il patrimonio edilizio esistente, sono esclusi i centri storici, le case d’epoca e gli immobili vincolati, perché beni storici, artistici o monumentali.Per evitare ogni tipo di abuso vi sarà una rigorosa sorveglianza. Il 2 aprile 2009 Governo e Regioni hanno siglato un accordo con il quale le Regioni si sono impegnate a preparare entro novanta giorni singoli piani e leggi regionali per stabilire in che modo dare seguito al piano del governo. Quasi tutte le Regioni si sono attivate per fare leggi che agevolino l’ampliamento delle case, diminuendo gli adempimenti burocratici.
LA VENDITA DELLE CASE POPOLARI.
Il terzo punto del piano prevede di dare agli attuali inquilini delle case popolari la possibilità di riscattare a condizioni vantaggiose l'abitazione in cui vivono: nel giro di qualche anno, un milione di persone diventeranno proprietari di casa. Nel decreto anticrisi approvato definitivamenteil 27 gennaio il governo aveva già invitato gli istituti che gestiscono le case popolari a metterle sul mercato. Con l’intesa del 12 marzo, anche su questa parte del progetto c'è l'accordo degli enti locali e dunque esso può prendere il via. Il ricavato di queste vendite sarà investito in altre opere di edilizia pubblica. Anche questa operazione contribuirà a rilanciare il mercato delle ristrutturazioni: infatti gli inquilini delle case popolari, non essendo proprietari dell’immobile non hanno motivo di spendere per migliorarlo. Da proprietari la prospettiva cambia
venerdì 8 gennaio 2010
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