venerdì 29 gennaio 2010

Noi del centro destra

Cassa integrazione quadruplicata nel 2009, disoccupazione all'8,3%. La coda velenosa di una crisi da sempre colpisce il mondo del lavoro e sta accadendo in tutto il mondo con conseguenze spesso devastanti. L'Italia non ne è certo fuori, ma la combinazione dei due dati (quello sulla "cassa" e quello sulla disoccupazione) è la dimostrazione della buona tenuta del nostro sistema sociale e dell'impatto positivo delle politiche di welfare del governo.
Il tasso di disoccupazione all'8,3% a novembre (dato Istat) si confronta con il 10% medio dell'area euro e con il 9,5% dell'Europa a ventisette. Con Paesi come la Spagna dove si sfiora un incredibile 20%. E non soltanto l'Italia ha un tasso di disoccupati fra i più bassi, ma ancora il confronto anno su anno, da novembre 2008 a novembre 2009, dimostra come la disoccupazione sia cresciuta in Italia dell'1,2%, a fronte di un +2% dell'area euro (dall'8 al 10%) e dei Ventisette (da 7,5% a 9,5%).
Passando al dato sugli ammortizzatori sociali, nel 2009 il loro utilizzo si è più che quadruplicato, con oltre 900 milioni di ore autorizzate a fronte delle 223mila del 2008. E' importante segnalare che un quarto delle richieste di cassa integrazione sono riferite a una platea di aziende e di lavoratori che nel 2008 non avevano diritto di accedere alla cassa e che ora ne hanno potuto usufruire in forza dei provvedimenti del governo che hanno allargato i confini degli ammortizzatori in deroga.
La migliore tenuta dell'occupazione in Italia rispetto agli altri Paesi si deve dunque all'abbondanza di risorse messe a disposizione dal governo. "Più che sufficienti a coprire i fabbisogni del nuovo anno - ha sottolineato Sacconi - anche se ora è tempo di collegare davvero il sostegno al reddito con una formazione utile a sviluppare le competenze dei lavoratori costretti all'inattività". Su questa linea che prefigura un salto di qualità dell'azione del governo verso la formazione e la riqualificazione dei lavoratori in vista di un reimpiego si esprime a anche Santini (Cisl), riconoscendo come finora siano stati "arginati gli effetti occupazionali della crisi grazie all'utilizzo di cassa integrazione, a contratti di solidarietà, all'estensione della Cig in deroga che ha coinvolto 130mila lavoratori dei settori non

martedì 19 gennaio 2010

Il centrodestra contro l'evasione

La lotta all’evasione fiscale è uno dei punti qualificanti del programma del governo Berlusconi.
Per motivi di propaganda, la sinistra “confonde” la battaglia politica per un fisco giusto - che sia al servizio dei cittadini e che non li penalizzi con tasse inutili o esagerate che finiscono per alimentare elusione ed evasione - con il sostegno all’evasione fiscale.
In campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva annunciato il massimo impegno per contrastare l’evasione fiscale, una forma di ingiustizia che penalizza i cittadini onesti e l’intero sistema Paese: si calcola che il 20-22% dell’economia sia in nero.
Per questo motivo nella finanziaria triennale approvata definitivamente a fine luglio 2008 sono state indicate le modalità operative e innovative per dare nuovo slancio alla lotta contro l’evasione fiscale: ottimizzazione delle risorse impiegate, coinvolgimento dei comuni e avviamento di un piano straordinario di controlli, a partire dai contribuenti che dichiarano di non avere reddito e infine controllo serrato per scovare falsi residenti all’estero e falsi invalidi.
A queste misure, va aggiunta la realizzazione del federalismo fiscale che, con il coinvolgimento sempre più stretto degli enti locali, renderà ancora più complicato evadere le tasse.
PIANO STRAORDINARIO DI ACCERTAMENTO REDDITO, CON IL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI
Gli accertamenti per il triennio 2009-2011 inizieranno da coloro i quali hanno dichiarato un reddito nullo.
I comuni partecipano all’attività segnalando all’Agenzia delle entrate persone con un livello di vita ben superiore a quello che ci si potrebbe attendere dalla loro dichiarazione dei redditi.
L’obiettivo del piano è di arrivare a 35.000 controlli in tre anni, con un recupero di gettito pari a 170 milioni nel 2009, 290 milioni nel 2010 e 520 milioni nel 2011.
Da lunedì 9 febbraio i comuni, attraverso un canale telematico, hanno accesso - in modalità protetta e tracciata - ai dati dell’anagrafe tributaria che riguardano i contratti di somministrazione di luce, gas e acqua, quelli di locazione, i bonifici bancari e postali per ristrutturazioni edilizie e le informazioni sulle denunce di successione di immobili.
Incrociando queste informazioni con quelle già in loro possesso, gli enti locali verificano la posizione contributiva del cittadino.Sempre via internet e in forma riservata e sicura, i comuni segnalano alla Agenzia delle Entrate i contribuenti con un’elevata capacità contributiva che adottano comportamenti potenzialmente evasivi, soprattutto nei settori immobiliare, del commercio, dell’edilizia e delle libere professioni.
La sinergia fisco-comuni, inoltre, consente di individuare con più facilità coloro che dichiarano residenze fittizie all’estero per motivi di convenienza fiscale o che, pur non risultando iscritti all’anagrafe residenti all’estero, usufruiscono di servizi comunali o beneficiano di riduzioni fiscali di cui non avrebbero diritto.
L’attività anti evasione fiscale dei comuni è incentivata e premiata con il riconoscimento di una congrua percentuale sui tributi recuperati.

PARADISI FISCALI: FINITA LA PACCHIA
Per dare attuazione alle direttive Ocse sul contrasto ai paradisi fiscali, il decreto anticrisi del 26 giugno 2009 prevede che gli investimenti e le attività finanziarie detenute nei Paesi a regime fiscale privilegiato si considerano evasione fiscale, salva prova contraria. Lo scopo è quello di migliorare l’attuale insoddisfacente livello di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni, incrementando la cooperazione tra gli Stati e riducendo l'evasione fiscale. L’Agenzia delle Entrate istituirà, in coordinamento con la Guardia di Finanza, un’unità speciale, dotata di articolazioni anche all’estero, per il contrasto dell’evasione ed elusione internazionale, per l’acquisizione di informazioni utili all’individuazione dei fenomeni illeciti e il rafforzamento della cooperazione internazionale.GRANDI AZIENDE: CONTROLLO E TUTORAGGIO FISCALE
Nel 2009 il fisco analizzerà le società con volume di affari superiore ai 300 milioni di euro.
Si tratta di 1.002 imprese, che saranno sottoposte a un “tutoraggio” che consiste nel controllo della loro posizione fiscale e nel monitoraggio dei comportamenti fiscali da esse posti in essere.
Oltre a essere un’altra azione innovativa e più efficace di contrasto ai fenomeni di frode fiscale, questo intervento è anche una occasione per migliorare dialogo e collaborazione tra aziende e fisco, come già avviene in altri Paesi.
Come previsto dalla finanziaria triennale, entro il 2011 controllo e assistenza del fisco saranno estesi a tutte le aziende con fatturato fino a 100 milioni di euro.
FALSI INVALIDI. PIANO STRAORDINARIO DI VERIFICA: 200.000 CONTROLLI NEL 2009
L’Italia eroga 2.500.000 pensioni di invalidità, per una spesa totale di 13 miliardi.
Poiché le invalidità civili sono a carico della fiscalità generale, è doveroso essere attenti nella gestione del denaro pubblico.
Per questo è iniziato il piano straordinario di verifica previsto dalla finanziaria triennale approvata la scorsa estate.
L’Inps ha individuato 400.000 situazioni “dubbie”, tra le quali verranno sottoposti a controllo 200.000 posizioni.
Il metodo per individuare le persone da controllare si basa sull’incrocio di dati provenienti da diverse fonti: Asl, Agenzia delle Entrate, motorizzazione civile, incidenza delle invalidità sulla popolazione residente in quella provincia (in alcune province l’incidenza di invalidi è del 4% sulla popolazione, in altre dell’1%).
Particolare attenzione sarà data agli invalidi con contributi versati per lavoro dipendente o autonomo e a quelli che riscuotono la pensione di persona.
È possibile che non sia invalido chi riesce a svolgere un lavoro o ad andare ogni mese fisicamente a riscuotere l’assegno.A partire dalle prossime settimane, le persone da verificare riceveranno una raccomandata nella quale gli si chiederà di sottoporsi a una visita medica.
In caso di rifiuto, subiranno l’immediata sospensione dell’assegno.

La politica nell'economia

Arriva il bilancio dello scudo fiscale-ter. In tre mesi sono state effettuate operazioni per 95 miliardi di euro e di essi la stragrande maggioranza (il 98%) ha riguardato capitali effettivamente rimpatriati e non semplicemente regolarizzati ma mantenuti all'estero. Questi i dati forniti da un comunicato del ministero dell'economia, in cui si sottolinea che la mole di risorse rappresenta ''oltre 6 punti di pil''.
Il gettito per l'erario
Considerando l'aliquota del 5%, il gettito per l'erario e' stato pari a 4,75 miliardi di euro. Una cifra superiore ai 3,7 miliardi gia' utilizzati a copertura dello slittamento al 2010 per il pagamento di parte degli acconti irpef di novembre 2009.
I 3,7 miliardi rientreranno nelle casse dello Stato a giugno 2010 (quando si versera' il saldo 2009 dell'irpef) e saranno quindi disponibili per essere utilizzati il prossimo anno. Resta ancora a disposizione 1 miliardo di euro. Il governo non si e' ancora pronunciato su come utilizzerà questa cifra, se andrà a riduzione del deficit o se verrà spesa per altri interventi.
Lo scudo quater
Intanto si attende l'avvio dello scudo-quater, che e' stato inserito nel decreto cosiddetto 'milleproroghe, approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 dicembre ma ancora non pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (la G.U. per ora e' disponibile fino al 28 dicembre).
Dall'entrata il vigore del decreto e fino al 28 febbraio si potranno regolarizzare i capitali pagando un'aliquota del 6%. Dal primo marzo al 30 aprile l'aliquota sale al 7%. Secondo alcune stime potrebbero rientrare ulteriori 30 miliardi.

sabato 9 gennaio 2010

politica italiana

ACCORDO ITALIA-LIBIA PER BLOCCARE I CLANDESTINI
Dopo la ratifica da parte del parlamento libico dello storico accordo tra Italia e Libia, dal 6 maggio sono iniziati i pattugliamenti congiunti nelle acque territoriali libiche, per prevenire la partenza degli immigrati clandestini verso l’Italia. Ora le imbarcazioni intercettate in acque internazionali sono dapprima soccorse e poi subito riaccompagnate ai porti di partenza in Libia.
LA CLANDESTINITÀ È REATO: ESPULSIONI PIÙ SEMPLICI
Rendere la clandestinità reato ha lo scopo di facilitare l’effettiva espulsione del clandestino, in quanto per le norme europee sui rimpatri l’espulsione con accompagnamento nel Paese d’origine è possibile solo se c’è condanna per un reato. L’immigrato irregolare sarà punito con una ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Chi favorisce l’immigrazione clandestina rischia fino a 15 anni di carcere. Il permesso di soggiorno è obbligatorio per qualsiasi richiesta di documenti. Inoltre è prevista l’espulsione anche per i cittadini comunitari che non abbiano reddito o che delinquano. Per essere espulsi basta essere stati condannati a una pena di due anni: prima la pena doveva essere di dieci anni. Chi trasgredisce l’ordine di espulsione è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
ADDIO CPT, ARRIVANO I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE
I Centri di permanenza temporanea (Cpt) sono diventati Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Saranno costruiti nuovi centri nelle regioni che ne sono attualmente privi. Per la loro realizzazione sono stati stanziati 3 milioni di euro per il 2008 e 37,5 milioni negli anni 2009 e 2010. L’obiettivo è di avere un centro in ogni regione, con un totale di 4.000 posti disponibili. Accanto ai CIE, sono attivi anche sei Centri di Accoglienza, strutture destinate a dare un primo soccorso al clandestino rintracciato sul territorio nazionale e i Centri di Accoglienza per i richiedenti asilo politico.
SEI MESI DI TEMPO PER IDENTIFICARE ED ESPELLERE I CLANDESTINI
La permanenza degli immigrati clandestini nei centri di identificazione ed espulsione è stata triplicata (da due a sei mesi) per permettere di accertare la loro identità e organizzare il loro rimpatrio. Per chi dichiara una falsa identità il massimo della pena passa da tre a sei anni.Questa norma è in linea con la direttiva dell’Unione europea del 24 dicembre 2008, che afferma che i clandestini possono essere trattenuti fino a sei mesi quando vi sia pericolo di fuga o se il Paese di provenienza ostacola il rimpatrio.
DIRITTO D’ASILO
Nel 2009 il governo ha aumentato da 21 a 29 milioni di euro il fondo nazionale per il diritto d‘asilo. Nel 2008 il nostro Paese ha destinato al Fondo nazionale asilo oltre 21 milioni di euro, di cui solo 2 milioni e 800 mila provenivano da fondi europei.
PER RESTARE IN ITALIA ANCHE I CITTADINI COMUNITARI DEVONO AVERE UN REDDITO
Per restare in Italia anche i cittadini comunitari devono dimostrare di avere risorse economiche sufficienti e devono iscriversi all’anagrafe entro 10 giorni dall’ingresso. È obbligatoria l’espulsione in caso di mancata iscrizione o mancata richiesta della carta di soggiorno, in casodi atti contro la moralità pubblica ed il buon costume o di reati per i quali è previsto l’arresto.
PERMESSO DI SOGGIORNO SE SAI L’ITALIANO
Per ottenere il permesso di soggiorno bisogna superare un test di conoscenza della lingua italiana e pagare una quota tra 80 e 200 euro. Le donne straniere che partoriscono in Italia avranno un permesso ad hoc per sei mesi. La tassa per la cittadinanza è fissata in 200 euro.
CARCERE E CONFISCA A CHI AFFITTA AI CLANDESTINI
È previsto il carcere fino a tre anni per chi lucra sullo straniero senza permesso di soggiorno, affittandogli casa o altro immobile. Con la condanna scatta anche la confisca del bene. Questa norma soddisfa anche l'esigenza di prevenire e reprimere situazioni di vero e proprioingiusto sfruttamento. Dalla sua entrata in vigore a fine maggio 2009 sono state 793 le persone denunciate per questo reato: 533 nel 2008 e 263 nel 2009. Il decremento del dato è da ricondurre all'efficacia che la norma ha sviluppato in termini di deterrenza e conferma che il fenomeno era tutt'altro che secondario.
CARCERE E MULTA PER CHI FA LAVORARE I CLANDESTINI
Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o con permesso scaduto e del quale non sia stato chiesto il rinnovo nei termini di legge, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5 mila euro per ogni lavoratore irregolare impiegato.
RESTRIZIONI PER RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI
Per evitare ricongiungimenti familiari di comodo, per il coniuge è richiesta l’età minima di diciotto anni e che non sia legalmente separato.Per i figli maggiorenni si richiede che la impossibilità di provvedere alle proprie esigenze di vita dipenda da una condizione di invalidità totale.Per i genitori si richiede che non abbiano altri figli nel Paese di origine o, se ultrasessantacinquenni, che gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute. Si prevede, poi, la possibilità del ricorso all’esame del Dna per l’accertamento del rapporto di parentela, quando manchi la documentazione o sussistano fondati dubbi sulla sua autenticità.
STOP ALLE NOZZE DI COMODO
Lo straniero che sposa un cittadino italiano acquisirà la cittadinanza italiana non più automaticamente ma solo se risiederà nel nostro Paese per almeno due anni o dopo tre anni dalla data del matrimonio, se risiederà all’estero. Se nascono figli, i tempi sono dimezzati.
TRATTATO DI PRUM: SEMPLIFICATA LA LOTTA AL TERRORISMO E ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
Il 24 giugno 2009 il Senato ha approvato definitivamente il Trattato di Prum, che migliora la cooperazione nel contrasto a terrorismo, criminalità e immigrazione illegale fra Italia, Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Olanda e Austria.
Viene istituita la banca dati nazionale del Dna, che raccoglierà il Dna di condannati, imputati e indagati e che consentirà di identificare in modo più rapido chi delinque. La banca sarà collegata alla rete delle banche dati degli altri Paesi europei.
L'autorità giudiziaria può imporre il prelievo forzoso del DNA, anche di persone non indagate, se necessario per le indagini.
Il trattato di Prum consente la presenza di guardie armate in borghese sugli aerei.
Le forze di polizia possono concludere le proprie indagini nel territorio dei Paesi aderenti al trattato senza chiedere particolari autorizzazioni.
REGOLARIZZAZIONE BADANTI E COLF
Per evitare di penalizzare migliaia di famiglie a seguito dall’introduzione del reato di immigrazione clandestina, i datori di lavoro italiani o stranieri potranno regolarizzare fino a 2 badanti e 1 colf italiane o extracomunitarie. Un datore di lavoro italiano, europeo o extracomunitario in possesso di permesso di soggiorno e in Italia da almeno 5 anni, che al 30 giugno 2009 avesse alle proprie dipendenze da almeno 3 mesi lavoratori italiani o extracomunitari, come colf o badanti, può fare dall’1 al 30 settembre una “dichiarazione di emersione” per regolarizzare questo rapporto di lavoro: con una domanda all’Inps nel caso di tratti di lavoratore italiano o europeo e allo sportello dell’immigrazione per un lavoratore extracomunitario. La dichiarazione comporta un versamento di 500 euro per ciascun lavoratore. La domanda viene fatta on line e deve comprendere, pena l’inammissibilità, anche l’attestazione di un reddito imponibile non inferiore ai 20.000 euro in caso di famiglia monoreddito e non inferiore a 25.000 euro per un nucleo familiare con più persone che lavorano. Nel caso la richiesta sia per il sostegno a persone portatrici di handicap o non autosufficienti, allo sportello unico per l’immigrazione va presentato anche un certificato medico, dell’Asl o del medico di base, che attesti la patologia. Non sono ammessi alla procedura di emersione i lavoratori extracomunitari destinatari di un provvedimento di espulsione o che risultino condannati, anche in via non definitiva, per reati penali. Chi faccia domanda avvalendosi di documenti falsi viene punito con il carcere da 1 a 6 anni. Pena aumentata se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale. La domanda di emersione comporta la rinuncia a un’eventuale richiesta di messa in regola per questo tipo di lavoratori fatta nel decreto flussi 2007 e 2008. I proventi che arriveranno dall’emersione del lavoro nero di colf e badanti andranno al Servizio Sanitario Nazionale e verranno ripartiti regione per regione in base al numero di cittadini extracomunitari regolarizzati, per una cifra pari di 267 milioni in 2 anni.

venerdì 8 gennaio 2010

politica italiana

In Italia si costruiscono solamente 2.000 alloggi popolari all’anno. Nel corso del tempo si è perciò accumulata una richiesta impressionante di nuove abitazioni a costi abbordabili. Per porre rimedio a questa situazione, il governo ha messo in campo una strategia complessiva ondata su tre linee d’azione: il “Piano Casa”, per la costruzione di 100.000 nuovi alloggi popolari in cinque anni; la “lex Silvia”, per facilitare l’ampliamento di abitazioni già esistenti; la vendita delle case popolari agli inquilini che già le abitano. Oltre ai vantaggi per la qualità della vita delle famiglie, queste iniziative hanno anche una importante funzione anticrisi, perché fanno ripartire un settore decisivo come l’edilizia, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. Ciò significa dare un deciso contributo alla ripresa del Paese, perché se riparte l’edilizia riparte tutta l’economia, anche grazie all’indotto connesso alla edificazione di nuove case o alla ristrutturazione di quelle esistenti. Le organizzazioni del settore edilizio stimano in almeno 60 miliardi la cifra che queste misure attiveranno sul mercato. A queste misure vanno aggiunti i positivi influssi derivanti dalla conferma delle detrazioni fiscali del 36% per le ristrutturazioni, della detrazione del 55% per gli interventi di ristrutturazione per una migliore efficienza energetica e dell’Iva al 10% per le ristrutturazioni.
PIANO CASA: 100 MILA NUOVE CASE POPOLARI IN CINQUE ANNI
Come da impegno assunto in campagna elettorale, il governo Berlusconi ha varato nel giugno 2008 un piano per la costruzione di nuove case, con uno stanziamento di 550 milioni di euro. Era dal 1992 che lo Stato non attuava un piano organico per l’edilizia popolare. Dopo otto mesi di trattativa, il 12 marzo la Conferenza Governo-Regioni-Comuni - la programmazione edilizia è materia “concorrente” tra Stato ed entilocali - ha dato il definitivo via libera al piano nazionale di edilizia abitativa. L’8 maggio sono stati attivati i primi 350 milioni. Di questi: 200 milioni di euro sono ripartiti tra le Regioni per costruire alloggi popolari; gli altri 150 milioni danno il via al fondo immobiliare voluto dal governo per finanziare la costruzione di nuove case a prezzi sociali. Questo fondo a regime raccoglierà investimenti per tre miliardi di euro, con il contributo delle fondazioni bancarie, della Cassa Depositi e Prestiti e con la collaborazione di Regioni ed Enti locali. Destinatari del piano sono i nuclei familiari a basso reddito, anche monoparentali; le giovani coppie a basso reddito; anziani in condizioni sociali o economichesvantaggiate; gli studenti fuori sede; gli immigrati regolari a basso reddito a patto che risiedano da 10 anni in Italia e da 5 nella regione
“LEX SILVIA”. RIPARTE L’EDILIZIA, RIPARTE L’ITALIA.
L’idea lanciata dal Presidente del Consiglio consiste nel favorire l’ampliamento di abitazioni esistenti eliminando le rigidità della burocrazia e accelerando le procedure amministrative per i permessi. Il permesso di costruire sarà sostituito con una perizia firmata dal progettista, riducendo drasticamente i tempi burocratici e imprimendo al settore delle costruzioni una forte accelerazione, con evidenti positive ricadute sull’economia. Sarà possibile aumentare del 20% la volumetria degli edifici esistenti e abbattere e ricostruire, con dimensioni più ampie del 35% se si usano materiali ecologici, case con più di vent’anni di vita. Con questa legge gli italiani potranno rendere più confortevole e più bella la loro casa, investendo sul bene più prezioso. Inoltre potranno anche essere abbattute e ricostruite con criteri ecologici e di efficienza energetica tante costruzioni che non solo sono brutte ma anche non rispettano le normative più recenti. Il provvedimento riguarda solo il patrimonio edilizio esistente, sono esclusi i centri storici, le case d’epoca e gli immobili vincolati, perché beni storici, artistici o monumentali.Per evitare ogni tipo di abuso vi sarà una rigorosa sorveglianza. Il 2 aprile 2009 Governo e Regioni hanno siglato un accordo con il quale le Regioni si sono impegnate a preparare entro novanta giorni singoli piani e leggi regionali per stabilire in che modo dare seguito al piano del governo. Quasi tutte le Regioni si sono attivate per fare leggi che agevolino l’ampliamento delle case, diminuendo gli adempimenti burocratici.
LA VENDITA DELLE CASE POPOLARI.
Il terzo punto del piano prevede di dare agli attuali inquilini delle case popolari la possibilità di riscattare a condizioni vantaggiose l'abitazione in cui vivono: nel giro di qualche anno, un milione di persone diventeranno proprietari di casa. Nel decreto anticrisi approvato definitivamenteil 27 gennaio il governo aveva già invitato gli istituti che gestiscono le case popolari a metterle sul mercato. Con l’intesa del 12 marzo, anche su questa parte del progetto c'è l'accordo degli enti locali e dunque esso può prendere il via. Il ricavato di queste vendite sarà investito in altre opere di edilizia pubblica. Anche questa operazione contribuirà a rilanciare il mercato delle ristrutturazioni: infatti gli inquilini delle case popolari, non essendo proprietari dell’immobile non hanno motivo di spendere per migliorarlo. Da proprietari la prospettiva cambia

politica italiana

La lotta all’evasione fiscale è uno dei punti qualificanti del programma del governo Berlusconi.
Per motivi di propaganda, la sinistra “confonde” la battaglia politica per un fisco giusto - che sia al servizio dei cittadini e che non li penalizzi con tasse inutili o esagerate che finiscono per alimentare elusione ed evasione - con il sostegno all’evasione fiscale.
In campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva annunciato il massimo impegno per contrastare l’evasione fiscale, una forma di ingiustizia che penalizza i cittadini onesti e l’intero sistema Paese: si calcola che il 20-22% dell’economia sia in nero.
Per questo motivo nella finanziaria triennale approvata definitivamente a fine luglio 2008 sono state indicate le modalità operative e innovative per dare nuovo slancio alla lotta contro l’evasione fiscale: ottimizzazione delle risorse impiegate, coinvolgimento dei comuni e avviamento di un piano straordinario di controlli, a partire dai contribuenti che dichiarano di non avere reddito e infine controllo serrato per scovare falsi residenti all’estero e falsi invalidi.
A queste misure, va aggiunta la realizzazione del federalismo fiscale che, con il coinvolgimento sempre più stretto degli enti locali, renderà ancora più complicato evadere le tasse.
PIANO STRAORDINARIO DI ACCERTAMENTO REDDITO, CON IL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI
Gli accertamenti per il triennio 2009-2011 inizieranno da coloro i quali hanno dichiarato un reddito nullo.
I comuni partecipano all’attività segnalando all’Agenzia delle entrate persone con un livello di vita ben superiore a quello che ci si potrebbe attendere dalla loro dichiarazione dei redditi.
L’obiettivo del piano è di arrivare a 35.000 controlli in tre anni, con un recupero di gettito pari a 170 milioni nel 2009, 290 milioni nel 2010 e 520 milioni nel 2011.
Da lunedì 9 febbraio i comuni, attraverso un canale telematico, hanno accesso - in modalità protetta e tracciata - ai dati dell’anagrafe tributaria che riguardano i contratti di somministrazione di luce, gas e acqua, quelli di locazione, i bonifici bancari e postali per ristrutturazioni edilizie e le informazioni sulle denunce di successione di immobili.
Incrociando queste informazioni con quelle già in loro possesso, gli enti locali verificano la posizione contributiva del cittadino.Sempre via internet e in forma riservata e sicura, i comuni segnalano alla Agenzia delle Entrate i contribuenti con un’elevata capacità contributiva che adottano comportamenti potenzialmente evasivi, soprattutto nei settori immobiliare, del commercio, dell’edilizia e delle libere professioni.
La sinergia fisco-comuni, inoltre, consente di individuare con più facilità coloro che dichiarano residenze fittizie all’estero per motivi di convenienza fiscale o che, pur non risultando iscritti all’anagrafe residenti all’estero, usufruiscono di servizi comunali o beneficiano di riduzioni fiscali di cui non avrebbero diritto.
L’attività anti evasione fiscale dei comuni è incentivata e premiata con il riconoscimento di una congrua percentuale sui tributi recuperati.

PARADISI FISCALI: FINITA LA PACCHIA
Per dare attuazione alle direttive Ocse sul contrasto ai paradisi fiscali, il decreto anticrisi del 26 giugno 2009 prevede che gli investimenti e le attività finanziarie detenute nei Paesi a regime fiscale privilegiato si considerano evasione fiscale, salva prova contraria. Lo scopo è quello di migliorare l’attuale insoddisfacente livello di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni, incrementando la cooperazione tra gli Stati e riducendo l'evasione fiscale. L’Agenzia delle Entrate istituirà, in coordinamento con la Guardia di Finanza, un’unità speciale, dotata di articolazioni anche all’estero, per il contrasto dell’evasione ed elusione internazionale, per l’acquisizione di informazioni utili all’individuazione dei fenomeni illeciti e il rafforzamento della cooperazione internazionale.GRANDI AZIENDE: CONTROLLO E TUTORAGGIO FISCALE
Nel 2009 il fisco analizzerà le società con volume di affari superiore ai 300 milioni di euro.
Si tratta di 1.002 imprese, che saranno sottoposte a un “tutoraggio” che consiste nel controllo della loro posizione fiscale e nel monitoraggio dei comportamenti fiscali da esse posti in essere.
Oltre a essere un’altra azione innovativa e più efficace di contrasto ai fenomeni di frode fiscale, questo intervento è anche una occasione per migliorare dialogo e collaborazione tra aziende e fisco, come già avviene in altri Paesi.
Come previsto dalla finanziaria triennale, entro il 2011 controllo e assistenza del fisco saranno estesi a tutte le aziende con fatturato fino a 100 milioni di euro.
FALSI INVALIDI. PIANO STRAORDINARIO DI VERIFICA: 200.000 CONTROLLI NEL 2009
L’Italia eroga 2.500.000 pensioni di invalidità, per una spesa totale di 13 miliardi.
Poiché le invalidità civili sono a carico della fiscalità generale, è doveroso essere attenti nella gestione del denaro pubblico.
Per questo è iniziato il piano straordinario di verifica previsto dalla finanziaria triennale approvata la scorsa estate.
L’Inps ha individuato 400.000 situazioni “dubbie”, tra le quali verranno sottoposti a controllo 200.000 posizioni.
Il metodo per individuare le persone da controllare si basa sull’incrocio di dati provenienti da diverse fonti: Asl, Agenzia delle Entrate, motorizzazione civile, incidenza delle invalidità sulla popolazione residente in quella provincia (in alcune province l’incidenza di invalidi è del 4% sulla popolazione, in altre dell’1%).
Particolare attenzione sarà data agli invalidi con contributi versati per lavoro dipendente o autonomo e a quelli che riscuotono la pensione di persona.
È possibile che non sia invalido chi riesce a svolgere un lavoro o ad andare ogni mese fisicamente a riscuotere l’assegno.A partire dalle prossime settimane, le persone da verificare riceveranno una raccomandata nella quale gli si chiederà di sottoporsi a una visita medica.
In caso di rifiuto, subiranno l’immediata sospensione dell’assegno

politica italiana

Al ministero dell’Economia, sottovoce, dicono che sono stati “legalizzati” almeno 110 miliardi di euro. Vale a dire che sono “emersi” al Fisco quasi 7 punti di ricchezza detenuta all’estero e non dichiarata all’Erario.
Di questi 7 punti, quasi 2 e mezzo sono rientrati “fisicamente” in Italia. Si tratta di oltre 40 miliardi di euro. Sono quelli che, fino a ieri, erano conservati nei cassieri delle banche di quei Paesi che, secondo le regole Ocse, figurano nella lista dei paradisi fiscali; Svizzera, in primo luogo. Lo scudo fiscale, infatti, prevedeva un doppio livello di “legalizzazione” dei capitali conservati all’estero. Il rientro fisico per quelli detenuti nei paradisi fiscali ed una semplice dichiarazione (con conseguente emersione al Fisco) di quelli posseduti all’estero, ma in Paesi con i quali l’Italia ha un corretto scambio di informazioni tributarie. Non solo.
A differenza dell’altro scudo fiscale (che aveva regolarizzato una sessantina di miliardi di euro), questa volta potevano essere legalizzati non solo capitali (sottoforma di contanti e titoli azionari e obbligazionari), ma anche patrimoni come opere d’arte, gioielli ed immobili.Chi si indigna per l’operazione (che porterà nelle casse dello Stato, sottoforma di maggiori imposte, 5,5 miliardi di euro) dovrebbe ricordare che lo scudo produrrà un allargamento della base imponibile. Vale a dire che d’ora in avanti, dopo averli fatto emergere, si dovranno pagare le tasse su questi capitali legalizzati. Ed ancora.
Con il decreto di luglio è stata modificata la norma sul cosiddetto “onere della prova”. In altre parole, d’ora in poi chi conserva capitali all’estero e non li ha dichiarati al Fisco (da qui la necessità dello scudo che ha permesso la sanatoria) viene automaticamente dichiarato come evasore fiscale dall’Agenzia delle Entrate.
Come a dire: chi non ha scudato le proprie proprietà estere è un evasore. Di riflesso, chi lo ha fatto, pagando un’imposta del 5% sui valori, ha permesso allo Stato di alleggerire il peso del fisco su alcune categorie che hanno sofferto la crisi. Non a caso, con il gettito dello scudo è stato possibile allentare di 20 punti il peso dell’Irpef sui lavoratori autonomi e professionisti (il popolo delle partite Iva); categorie per le quali non sono previste formule di ammortizzatori sociali.
Per queste ragioni, chi critica lo scudo dovrebbe pensare agli effetti positivi che produce, non solo all’Erario, ma anche all’economia reale

politica italiana

Il Pil italiano cresce meglio che negli altri statiCome ampiamente dimostrato da altri indicatori, l’Italia è tra i Paesi che meglio stanno reagendo alla crisi. Al punto che la crescita del prodotto interno lordo nel terzo trimestre è del 50% più veloce della media di Eurolandia, e del triplo più rapida se come termine di paragone viene presa la crescita dell’Unione europea.Nel terzo trimestre di quest’anno, secondo i dati Ocse, la ricchezza italiana è cresciuta dello 0,6%, rispetto ad uno 0,4% dei paesi Euro e dello 0,2% della Ue. Vale a dire che l’andamento della dinamica del pil è stata di poco inferiore alla media dei tutti i paesi fotografati dall’Ocse (i più industrializzati): 0,8%; risultato, questo, trainato dalla forte spinta del Giappone (in un trimestre è cresciuto dell’1,2%) e degli Stati Uniti (0,9%).Di riflesso, ad “appesantire” la media del pil dell’Unione europea è il dato della Gran Bretagna, che anche nel terzo trimestre dell’anno ha segnato un -0,4%. Viene dunque confermato un elemento che ha portato a dire a Trichet, presidente della Banca centrale europea, che l’Italia uscirà prima e meglio di altri dalla crisi. E, forse, a fine anno (se le due economie proseguono l’attuale tendenza: una a crescere, l’altra a calare) , anche a superare la Gran Bretagna come valore complessivo del prodotto interno lordo.Le scelte del governoAlla base di questa rapidità di reazione dell’economia interna, le scelte del governo al servizio della vitalità del nostro sistema imprenditoriale. Molte aziende italiane hanno avviato per tempo una profonda ristrutturazione volta a conquistare quote di mercato, agevolate in questa operazione dalle misure messe in atto dal governo. Una su tutte: la detassazione degli investimenti.Con la propria politica economica, il governo ha quindi favorito l’uscita dalla crisi, intervenendo – in prima battuta – sulle persone, potenziando gli ammortizzatori sociali; ma, contemporaneamente, introducendo quei meccanismi utili alle imprese per agganciare i primi refoli di ripresa. Ed i risultati sono oggi testimoniati dall’Ocse.Cala la pressione fiscaleLe entrate fiscali in Italia sono diminuite al 43,2% del Pil nel 2008 dal 43,5% del 2007. E' quanto emerge dalle stime dell'Ocse che in un rapporto evidenzia come le entrate fiscali dei Paesi aderenti all'Organizzazione si ridurranno ancora nel 2009, in seguito ai tagli delle tasse decisi dai governi per sostenere la domanda durante la crisi. Alla base del dato fotografato dall’Ocse per l’Italia nel 2008, c’è la scelta del governo di eliminare definitivamente l’Ici, e le altre misure di alleggerimento fiscale per le imprese.